Blog

Le fiamme gialle del capoluogo pitagorico hanno avviato degli accertamenti patrimoniali nei confronti di un crotonese sottoposto dal Tribunale locale, alla Sorveglianza Speciale Antimafia, in quanto ritenuto un appartenente alla cosca dei Bonaventura-Vrenna-Corigliano.
 

Le fiamme gialle del capoluogo pitagorico hanno avviato degli accertamenti patrimoniali nei confronti di un crotonese che nel 2012 era stato sottoposto, dal Tribunale locale, alla Sorveglianza Speciale Antimafia, in quanto ritenuto un appartenente alla cosca dei Bonaventura-Vrenna-Corigliano.

Secondo il cosiddetto Codice Antimafia, infatti, chi è colpito da queste misure di prevenzione ha l’obbligo di comunicareper dieci anniogni variazione del proprio patrimonio, che superi i poco più di 10 mila euro, al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria dove risiede.

Chi non rispetta questo “vincolo” rischia la reclusione da due a sei anni, una multa che più arrivare a più di 20 mila euro, oltre alla confisca del bene, in caso di condanna.

In questo contesto si colloca l’esito dell’attività svolta dalla Guardia di finanza crotonese: i militari hanno difatti scoperto che il controllato non avrebbe comunicato l’acquisto, nel 2018, di un appartamento a Crotone del valore di 95 mila euro.

Le fiamme gialle hanno così segnalato la sua posizione alla Procura della Repubblica ed il 21 giugno scorso, il Gip, su richiesta della stessa Procura, ha emesso il decreto di sequestro preventivo dell’appartamento in questione, eseguito tre giorni dopo.

Le indagini effettuale dal Nucleo PEF e l’attenzione della Procura confermano, ancora una volta, l’importanza delle attività a contrasto di tutte le forme di criminalità economico-finanziaria, che mirano a reprimere anche quei comportamenti che sembrano apparire poco lesivi del contesto economico, ma che spesso sono sintomatici di tentativi di infiltrazione mafiosanel tessuto economico-sociale del territorio.

Quest’ultima operazione di servizio è stata condotta nell’ambito nel progetto denominato “Negotia”, realizzato dallo Scido, il Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, per supportare l’azione dei reparti territoriali del Corpo nel contrasto dell’accumulazione di capitali da parte della criminalità organizzata.