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Processo Mandamento Jonico. l’accusa invoca pene per oltre mezzo secolo
 

Al termine delle requisitoria tenuta oggi in aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria, la pubblica accusa, rappresentata dai pm antimafia Francesco Tedesco e Antonio De Bernardo (oggi in servizio alla DDA di Catanzaro),  ha richiesto  pene complessive per oltre mezzo secolo di reclusione (per la precisione 552 anni e 6 mesi) nel processo scaturito dall’operazione Mandamento Jonico e celebrato con rito abbreviato dinnanzi al gup di Reggio Calabria, Filippo Aragona.

L’operazione Mandamento Jonico è stata condotta il 4 luglio 2017 dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria con l’esecuzione di 116 fermi, per accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, turbativa d’asta, illecita concorrenza con violenza e minaccia, fittizia intestazione di beni, riciclaggio, truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e numerosi altri delitti collegati, tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa denominata ‘ndrangheta. Nel mirino presunti affiliati alle locali di ‘ndrangheta di Locri, Roghudi, Condofuri, San Lorenzo, Bova, Melito Porto Salvo, Palizzi, San Luca, Bovalino, Africo, Ferruzzano, Bianco, Ardore, Platì, Cirella di Platì, Careri, Natile di Careri, Portigliola, Sant’Ilario, tutte rientranti nel mandamento ionico; nonché alcuni presunti affiliati alle locali di Reggio Calabria, cosca Ficara–Latella e cosca Serraino e alla locale di Sinopoli del mandamento tirrenico.

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