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CROTONE: AL TEATRO APOLLO “CABARET YIDDISH”
 

Quella di ieri sera è stata una delle tre rappresentazioni teatrali dove si incontra,con forza e valenza culturale, il tema del Mediterraneo come mare delle grandi migrazioni.

Potremmo dire un soggetto a tema a cui Fondazione Odyssea e Fabbrica delle Arti hanno inteso dedicare preziosa rappresentazione con lo spettacolo di Moni Ovadia.

E lì sul palcoscenico le gestualità ed il racconto accompagnato da un quartetto di strumenti che sintetizzavano le provenienze che gli stessi strumenti indicano nelle culture di integrazione dell’Europa .

Ed in questa armonicita’  Moni Ovadia ha sviscerato il tema della dimensione dell’esilio.

Tema dominante della cultura contemporanea che vive al centro delle grandi questioni che attraversano l’Europa ed il mondo ed è  sintetizzato dalle grandi migrazioni.

Le migrazioni sono state alla base delle vicissitudini storiche deli ebrei e Ovadia le ha raccontate spesso con la dissacrazione benevola ed autenticamente oggettiva ma significativamente espressione di naturale dimensione dell’essere ebrei nel mondo.

Ma la vera operazione “poetica” Ovadia la compie nel sottolineare l’importanza della lingua.

Una lingua che si perde quando si è in esilio ma anche una lingua che si rafforza  come storia ed identità di un popolo che ha già ceduto parte del suo idioma linguistico per la nascita  e l’uso dell’Yddish che rappresenta un’altra sintesi di integrazione.

La musica ed il ballo sostenuto hanno fatto da cornice ad uno spettacolo dove la scansione musicale è stata garantita dai suoni del contrabasso di Luca Garlaschelli, della fisarmonica di Albert Mihai , del clarinetto Paolo Rocca e del violino di Maurizio Dehò dei compagni di viaggio di Moni Ovadia.

Pubblico attento e sicuramente felice di aver incontrato un attore come Moni Ovadia che ha inteso non solo rendere ottimo il tema dello spettacolo ma che ha reso  omaggio alla Calabria ed a Crotone con lo spirito di chi riconosce al Mediterraneo il sinonimo di un terreno dove le varie culture di tre continenti si sono guardate con sospetto .

Un “teatro” naturale dove  hanno trovato  felice incontro lo scambio culturale e le argomentate storie di popoli che hanno saputo integrare usi, costumi e lingua. (FOTO DI ROBERTO CARTA)

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