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A Roma sei giorni di poesia e arte per i profughi
 

Se si potessero seguire, guardandoli dal cielo, le migliaia di essere umani che scappano da guerra e distruzione, si vedrebbe un lungo fiume a colori in marcia verso il mare. Poi una grande barca nelle onde… Certi poeti vorrebbero l’ubiquità dei sogni per essere con quelle persone nel cammino e nell’approdo, o giù nell’acqua scura. Malak Sahioni Soufi, poetessa siriana, deve aver sentito nelle ossa l’impotenza di fronte all’esodo della sua gente, la rabbia di chi è costretto a fuggire e si trasforma in un profugo senza terra. Malak li ha rincorsi, è sbarcata anche lei a Lesbos, li ha fotografati, ha parlato con loro. Ma non è bastato. Per non lasciare che volti e vite affondino nel niente del mancato ricordo, ha chiesto aiuto.

Rispondere all’appello non era facile. L’Associazione italiana Grecam ha avuto il coraggio di accogliere virtualmente migliaia di bambini, donne e uomini in una dimensione artistica che sospende il tempo reale e diventa un’arma di sopravvivenza: dal 28 al 30 aprile il Complesso monumentale dell’Acquario romano accoglierà l’evento internazionale con poeti e opere di artisti di tutto il mondo. Poi fino al 3 maggio, installazioni, artisti, video e musica si sposteranno nelle piazze di Roma. “Vogliamo che l’arte e la parola creino spazi d’umanità e di unione, sapendo che non possiamo fermare la guerra e la fame, ma possiamo onorare la vita”, dicono all’associazione di promozione sociale, autofinanziata, che da 30 anni lavora nella Capitale, al quartiere Esquilino. Verranno presentate due antologie poetiche, “Un solo mar y la palabra” e “Confini di sale”, e il catalogo di opere pittoriche, grafiche e plastiche “Una finestra sulla vita”. L’evento è già partito a Sassari dal 18 aprile, poi a Cagliari il 21, e si concluderà a Torino dal 5 al 13 maggio. Il lavoro di Grecam è guidato dal poeta e artista uruguaiano Norberto Silva Itza, da 30 anni in Italia. L’avventura in cui si sono lanciati in favore dei profughi è cominciata per caso un anno fa all’Avana, quando qualcuno regalò alla biblioteca un libro di poesie di Itza. Iniziarono i contatti, e Grecam fu invitata al festival internazionale della poesia di Cuba. Fu lì che Malak lanciò il suo appello: “… di fronte a tutte queste anime ci rimane solo la parola, e anche la parola dei poeti è un’arma; io chiedo la solidarietà di tutti i poeti, chiedo la partecipazione ad un’antologia sui rifugiati, rifugiati siriani, rifugiati di qualsiasi Paese del mondo…

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