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AGRICOLTURA: OLIVERIO, “GOVERNO CHIARISCA SU COMPOSIZIONE FANGHI”
 

“Sul decreto-legge Genova il Governo giallo-verde ha infilato una norma del tutto estranea per materia che aumenta il livello di idrocarburi ammesso nei fanghi di depurazione utilizzabili sui terreni agricoli. Si tratta di una norma incompleta e quindi pericolosa, non solo dal punto di vista ambientale ma, anche, e soprattutto, in relazione alla mancata individuazione dell’origine degli idrocarburi e conseguentemente sulla salubrità del cibo che quei campi saranno chiamati a produrre, a dispetto della tanta conclamata difesa del Made in Italy. Desta meraviglia che il Ministro Costa parli di emergenza ambientale senza rendersi conto delle ricadadute che tale sversamento potrebbe provocare sulla qualità del cibo.

Non entro nel merito su quale sia il livello di idrocarburi (C10-C40) ammissibile (50 o 1.000 o 10.000); ma pur preso atto che 1000 sia il valore limite stabilito dall’istituto superiore della sanità e che sia prevista la ricerca di apposite tipologie di idrocarburi ,mi chiedo se non sia necessario garantire la tracciabilità di tutti i fanghi in modo da sapere se le sostanze immesse possano essere considerate concime organico o materiale nocivo alle produzioni e, conseguentemente, alla salute dei cittadini. Infatti la norma non contempla tutta la serie dei fanghi che  vengono immessi nel suolo con destinazione agricola con la semplice aggiunta di calce escludendo e rimuovendo qualsiasi forma di controllo in quanto assimilati agli ammendanti e correttivi

E’, quindi, necessario intervenire sulla questione in maniera seria ed organica, prevedendo una vera e propria carta di identità dei  terreni agricoli destinati alla produzione di cibo, con la quale fornire una traccia delle sostanze immesse e della consistenza organica del suolo.

Siamo sempre più consapevoli che la  sfida per il presente e il futuro dell’agricoltura italiana è sintetizzata da un binomio inscindibile: produttività e sostenibilità, ovvero migliorare le performance quantitative e qualitative con il minor impatto possibile sull’ambiente e sulla natura”.

Risposta

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