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EX TRIBUNALE, SETE DI GIUSTIZIA L’IPOCRISIA DEI PARLAMENTARI

Redazione

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, un antico proverbio che si addice ampiamente alla questione della chiusura del Tribunale di Rossano. Il GaV denuncia, sin dal suo concepimento, le modalità e i criteri adottati nel lontano 2011/2012 dal legislatore nel decidere di sopprimere il Palazzo di Giustizia di Viale Santo Stefano, ponendo al centro la questione morale verso cui tutti, in primo luogo i Parlamentari della Repubblica, avrebbero dovuto soffermarsi. Noi tutti siamo a conoscenza delle logiche devianti che caratterizzarono la scriteriata chiusura, attraverso finanche l’alterazione di dati e commissione di reati. Conosciamo i nomi e i cognomi dei responsabili, ma non spetta al GaV rivelarne i volti se non altro perché siamo in uno stato di diritto e in quanto tale spetterebbe alla magistratura fare chiarezza. Non a caso il GaV depositava un dossier presso il Consiglio superiore della Magistratura dopo una lunga giornata di protesta in Piazza Indipendenza. L’eventuale riapertura del Tribunale di Rossano sarebbe dunque da considerare un effetto di un danno/reato commesso da organi dello Stato, oggi chiamato a riparare. Siamo lontani dall’idea che il malcostume possa albergare nelle istituzioni, non vogliamo crederci! Ed è per queste ragioni che prendiamo spunto da un’affermazione postata sul social facebook dell’On. Enza Bruno Bossio il 10 settembre 2017 per ribadire che la vera battaglia sul “caso Rossano” è di carattere giudiziario. Il GaV chiede “legalità!”. L’On. Bossio afferma: “Non ero parlamentare nella precedente legislatura che ha deciso di chiudere (ingiustamente) il tribunale di Rossano. Altri (e altre) che oggi fanno i paladini hanno approvato quel decreto di chiusura. Mi sono battuta fin dal primo momento perché fosse riaperto, continuerò a farlo fino a quando rimarrà ancora un minimo spiraglio. Questo il mio intervento in aula nel settembre 2013”. Su questa vicenda è necessario conoscere altro! Tutti, a vario titolo, ritengono di essersi adoperati per la riapertura del tribunale di Rossano e nonostante l’alta convergenza il presidio di giustizia rimane chiuso.

Il GaV ribadisce che, per la tipologia di reati presenti nel nostro territorio calabrese, nessun tribunale avrebbe dovuto essere soppresso. Premesso ciò, tuttavia, ancora oggi non si chiariscono le ragioni per cui sia stato accorpato un tribunale di una citta di dimensioni più grandi (Rossano) a una di dimensioni minori (Castrovillari), né lo Stato, aspetto grave ed inquietante, intende fornire risposta sul perché sia stato chiuso Rossano e non Paola o Castrovillari. E’ su questo punto che occorre un atto di coraggio nell’affrontare la realtà. Tutti i parlamentari (del passato e del presente), regionali e nazionali, con un minimo di etica pubblica avrebbero dovuto e dovrebbero battersi contro la logica dei protettorati, dietro la quale si celano spesso reati gravi come il falso, l’abuso d’ufficio, la truffa. Sullo jonio è stata prodotta un’ingiustizia da colmare. Fino a quando l’argomento si limiterà alla sola discussione circa ipotesi di “riapertura” di un tribunale nel territorio, vorrà dire che siamo governati dall’ipocrisia, dalla falsità e soprattutto dall’inciviltà.

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