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Inversione tendenza, torna a crescere fiducia in Ue, Tajani
 

“Per la prima volta dall’inizio della crisi c’è un segnale così forte, un’inversione di tendenza che fa ben sperare”. Così il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, ha commentato i dati diffusi oggi da Eurobarometro secondo cui la fiducia dei cittadini europei, italiani compresi, è tornata a crescere. “E’ un segnale importante – ha aggiunto Tajani – ma bisogna fare ancora di più e meglio per riavvicinare i cittadini all’Europa. La partita è tutt’altro che persa”. I dati dell’Eurobarometro dimostrano, per il presidente del Parlamento Ue, che non tutti vogliono uscire dall’Unione, come a volte sembrerebbe. “I cittadini vogliono essere protetti dall’Europa sulle grandi questioni che li interessano. L’Europa ha quindi ancora un ruolo da giocare”.

 

La conferma della controtendenza in atto arrivata oggi dopo i segnali già giunti dalle elezioni olandesi e, in parte, dal primo turno delle presidenziali francesi potrebbe essere forse spiegata dall’esperienza acquisita dopo l’esito del referendum inglese. “La Brexit potrebbe aver contribuito a far capire ai cittadini i rischi che comporta l’uscita dall’Ue”, ha aggiunto Tajani. “Certo il problema c’è. L’Europa deve proteggere i cittadini, ma per farlo deve cambiare, deve essere più politica e concreta”.

 

Secondo l’ultimo Eurobarometro diffuso oggi, la fiducia dei cittadini europei nell’Ue è tornata a crescere, con un aumento di coloro che ritengono sia positivo appartenervi. Anche in Italia, pur se sotto la media Ue, si registra un aumento di risposte positive sull’attaccamento all’Unione, con 7 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso (48%). A livello europeo, infatti, è positivo far parte dell’Ue per il 57% degli intervistati, con +4% rispetto a settembre 2016 e quasi allo stesso livello pre-crisi del 2007, quando era al 58%. Secondo una larga maggioranza degli intervistati italiani, però, ci sarebbe bisogno di un maggior intervento da parte Ue su migrazione (80%), politica di sicurezza e difesa (74%), politica economica (68%), agricoltura (65%) e politica industriale (64%).

 

La maggioranza dei cittadini europei, a differenza degli italiani, indica come priorità per una maggiore azione da parte dell’Ue la lotta al terrorismo (80%) e alla disoccupazione (78%), la protezione dell’ambiente (75%) e il contrasto all’evasione fiscale (74%). Per la grande maggioranza dei cittadini Ue e anche italiani (anche se leggermente meno), inoltre, è meglio reagire con una risposta comune europea ai recenti eventi geopolitici globali come la crescente instabilità nei paesi arabi (73% contro 64%), la sempre maggiore influenza della Russia e della Cina (71% contro 64-65%), la Brexit (63% contro 57%) e l’elezione di Donald Trump (64% contro 59%) è più auspicabile che avere una reazione paese per paese per una percentuale di intervistati che, in alcuni casi, si attesta fino al 73%. Il 43% degli europei pensa poi che la propria voce conti a livello di Ue, un record dal 2007 a oggi, e 6 punti percentuali in più rispetto al 2016. In Italia, invece, solo il 36% degli intervistati ha risposto positivamente, al di sotto della media Ue, ma con 11 punti percentuali in più rispetto all’anno passato.

 

Infine, la stragrande maggioranza degli europei, ma leggermente meno degli italiani (84% contro 77%) pensa che le diseguaglianze fra classi sociali siano significative, mentre un terzo degli intervistati europei e ancor più italiani dubitano che riusciremo a lasciarci la crisi alle spalle nei prossimi anni (30% contro 41%).

 

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