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Philip Morris, 5 mln fumatori passati a ‘smoke free’ da 2015
 

 “Siamo piuttosto orgogliosi del nostro progresso perché il prodotto che abbiamo inventato ci sta aiutando a convertire i fumatori”: dal 2015 a oggi “abbiamo convertito più di 5 milioni di persone nel mondo, circa 10mila persone al giorno a prodotti di nuova generazione”, cioè “smoke free”. Così Eugenio Sidoli, presidente e ad di Philip Morris Italia, intervenendo oggi all’Opificio Golinelli di Bologna al ciclo di incontri su “Innovazione, scienza e società” promosso dall’Istituto Cattaneo.
Caso analizzato quello della sfida di Philip Morris International di diventare artefice di un futuro senza fumo con l’innovazione tecnologica e una profonda trasformazione del proprio modello di business che passa anche attraverso la nuova tecnologia Iqos, che scalda il tabacco in appositi stick invece di bruciarlo. “Smettere di produrre sigarette è una strada poco praticabile – dice Sidoli -, perché non è vietando una cosa che il comportamento delle persone cambia, ma questo cambia in presenza di alternative”. “Stiamo provando a convertire ai nuovi prodotti senza combustione tutti i fumatori adulti che diversamente continuerebbero a fumare”, aggiunge.
Una “sfida tecnologica senza precedenti” secondo Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia, da cui “sia Philip Morris sia l’area bolognese hanno tratto nuova linfa”, con riferimento all’investimento della multinazionale sullo stabilimento che a Crespellano (Bologna) produce gli stick di tabacco che viene riscaldato e non bruciato.
“Ci sono innovazioni che hanno un valore aggiunto sociale, ovvero portano sia l’economia, ma anche la società, a crescere e ad avere meno problemi”, rimarca Maurizio Morini, direttore della Fondazione di ricerca dell’Istituto Cattaneo. Quello di Philip Morris, aggiunge, è il “caso di un’azienda che per più di cento anni ha prodotto sigarette e che si è posta il tema di introdurre prodotti che riducono il danno”, con “una ricaduta rilevante dal punto di vista dell’occupazione, degli investimenti e di tutto quello che è il costo non visibile, come la salute”.

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