Lezione antimafia del Procuratore Capo della DDA di Catanzaro, Salvatore Curcio, all’Università della
Calabria. Lunedì 7 aprile, alle 14.15, presso la Sala Stampa del Centro Congressi “Beniamino Andreatta”
dell’ateneo, Curcio incontrerà, nell’ambito delle attività del corso universitario di Pedagogia dell’Antimafia,
gli universitari di Scienze dell’Educazione per discutere di contrasto alla cultura criminale dell’omertà e
promozione di una pedagogia trasformativa capace di mettere in crisi gli alfabeti della rassegnazione e
dell’indifferenza. La manifestazione prevede i saluti istituzionali del Prorettore dell’UniCal, Francesco Raniolo, e del
Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, Andrea Mommo. Il Procuratore di Catanzaro sarà
introdotto da Rossana Adele Rossi, Coordinatrice del Corso di Studio Unificato in Scienze dell’Educazione e
Scienze Pedagogiche, e Salvatore Critelli, Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Geologia, Ingegneria e
Scienza della Terra Sostenibile e della Transizione Energetica. Le conclusioni del dibattito, coordinato da
Giancarlo Costabile, docente di Antimafia al DiCES, sono state affidate a Ines Crispini, Presidente del
Comitato Unico di Garanzia dell’ateneo.
L’iniziativa intende affrontare i temi dell’educazione critica e della cultura dell’antimafia sociale quali
strumenti per rendere effettivi i diritti di prossimità e le responsabilità di cittadinanza in una prospettiva
valoriale orientata dai valori costituzionali dello Stato repubblicano.
«La presenza di un magistrato di alto profilo culturale e morale come Salvatore Curcio – dichiara Giancarlo
Costabile –, da sempre in prima linea nel combattere, senza sosta, i poteri criminali, consente di analizzare,
in modo proficuo e credibile, le criticità educative della nostra regione, per costruire collettivamente una
compiuta pedagogia dell’emancipazione civile e sociale.
La lotta alle mafie – conclude Costabile – non può essere opera di navigatori solitari ma piuttosto di reti
collettive che scelgono con chiarezza da che parte stare. L’espressione “lo Stato siamo noi” – usata spesso
nei nostri incontri formativi –, indica un processo pedagogico che considera la cittadinanza un esercizio
plurale di scelte comunitarie vincolate a una concezione della giustizia sociale intesa quale risposta
fondamentale alle pedagogie mafiose della sudditanza e della prevaricazione».