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Arabia Saudita: ministro esteri, con Qatar nulla da negoziare
 

Nella guerra diplomatica in atto contro il governo del Qatar, “non abbiamo nulla da negoziare”.

Lo ha dichiarato il ministro degli esteri dell’Arabia saudita Adel al-Jubeir, che oggi a Roma ha inocntrato il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Parlando in conferenza stampa, il giovane ministro saudita ha ribadito che il Qatar deve scegliere se “smettere di finanziare il terrorismo” o continuare a farlo. “L’Arabia Saudita, il Bahrain, l’Egitto e gli Emirati arabi uniti hanno dichiarato di non dare “nessuno sostegno al terrorismo, finanziamento al terrorismo e di non incitare a discorsi di odio”.

I qatarini “hanno accettato 8 richieste su 13 nel 2014”, ma non sono state “mai attuate”. È necessario che il Qatar “si attenga a quei principi. Non lo facciamo per far male al Qatar”, ha aggiunto, è stato un passo di “grande dolore”, ma necessario per “garantire che non si sostenga più il terrorismo”.

Riad è intenzionata ad “andare avanti per migliorare il Paese”, ha dichiarato, ma “se dobbiamo affrontare il terrorismo si complica il processo” e per questo “siamo intolleranti nei confronti del terrorismo” e “determinati a lavorare con gli alleati”, tra i quali l’Italia. Adel al-Jubeir ha ribadito le accuse saudite anche a Teheran.

“L’Iran sponsorizza il terrorismo – ha affermato – stabilisce cellule terroristiche nei nostri Paesi, viola i trattati internazionali e sta facendo entrare in Kuwait, Yemen e Bahrain armi ed esplosivi per destabilizzare la regione”. Sulla situazione nella regione, ha proseguito, “non si tratta di sunniti o sciiti, ma dell’Iran che cerca di dominare la regione. Non possiamo consentirlo”, ed è necessario respingere questo “atteggiamento aggressivo sanzionato a livello mondiale”.

Al-Jubeir ha infine sostenuto che l’Iran invia le sue Guardie della della Rivoluzione anche in Yemen, oltre che in Siria e Iraq, “interferisce negli affari interni e alimenta il fuoco del settarismo”. L’Iran “deve decidere se sono una rivoluzione o uno Stato-nazione”, ha concluso – perché “la rivoluzione è emotiva”, mentre “lo Stato è razionale”, e finché l’Iran “non decide non possiamo andare avanti”.

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