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Brexit: Italia in lizza con altri 18 per ospitare l’Ema
 

Sono 18 le città che contenderanno a Milano la possibilità di ospitare l’Agenzia del farmaco (Ema), oggi a Londra ma destinata al trasloco dopo la Brexit. In ogni caso nel primo quadrimestre del 2019. Chiuso il termine per la presentazione delle candidature, si fa quindi più chiaro il quadro della competizione, che vede in corsa città come Barcellona, Bratislava, Dublino, Vienna e Stoccolma. Otto invece le proposte per accogliere l’Autorità bancaria europea (Eba) con Francoforte data in vantaggio da molti, anche se dovrà fare i conti con concorrenti agguerriti come il Lussemburgo. Che come arma di scambio negoziale evoca anche un vecchio accordo sulla cui base le istituzioni Ue legate alla finanza sarebbero dovute finire nel Granducato. Diversi anche i Paesi che hanno presentato candidature per entrambe le agenzie, da usare come leva nel negoziato. Come la Francia, che corre con Lille per il farmaco e con Parigi per le banche. O la Germania, rispettivamente con Bonn e Francoforte. Prossima tappa sarà una valutazione della Commissione Ue sulle offerte, il 30 settembre, basata sui criteri fissati dagli Stati: continuità operativa, collegamenti, scuole, accesso a lavoro e sanità per le famiglie e la distribuzione geografica delle agenzie. La decisione finale a novembre dal Consiglio.

Tra i suoi punti forti, l’Italia ha il numero relativamente basso di personale delle istituzioni europee, che la pone al ventesimo posto tra i 28. Due le agenzie già presenti sul territorio, l’Etf a Torino e l’Efsa a Parma. Anche Germania, Grecia, Olanda e Portogallo ne ospitano due, il Lussemburgo tre, Francia e Spagna cinque e il Belgio sette. Con i suoi 890 dipendenti più l’attività di lobbying, l’Ema è una torta appetitosa per l’indotto. Meno significativo l’impatto dei 189 impiegati dell’Eba, anche se qui, sottolineano negli ambienti diplomatici, conta il prestigio, perché “crescono le credenziali del Paese, che si presenta come hub finanziario”. Ancora da delineare lo scenario delle strategie, con ipotesi non verificate di scambi e accordi sottobanco che iniziano a circolare. C’è già chi mette in guardia su possibili mosse dell’asse franco-tedesco. Altri ‘rumor’ darebbero come avvantaggiata Bratislava. Per il momento, secondo fonti diplomatiche europee, “non siamo ancora nella fase delle alleanze strategiche”.

Come al mercato, però, nei dossier è scattata la gara al miglior offerente. C’è chi, come Amsterdam, propone soluzioni su misura per la sede, da costruire ex novo. Milano punta invece sull’iconico palazzo Pirelli. C’è chi taglia sul prezzo: Copenaghen offre un comodato gratuito per 20 anni, come il Lussemburgo, candidato per l’Eba. La Slovacchia la butta sul politico sottolineando nel dossier che dare l’Ema a Bratislava “sarebbe visto come atto di fiducia verso un nuovo membro”, e porterebbe a “una maggiore coesione nell’Ue”. Accontentarli, secondo molti, potrebbe essere essere un’arma per scardinare il blocco dei Paesi Visegrad.

 

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